IL SECONDO ROMANZO DI ALESSANDRO BASTASI, UN NOIR AMBIENTATO NEL VENETO, IN CUI UN DUPLICE DELITTO COMPIUTO NEI PRIMI ANNI CINQUANTA PORTA OGGI ALLA SCOPERTA DI UN'AMARA E SCONVOLGENTE VERITA'. IL ROMANZO E' USCITO IL 12 OTTOBRE 2010 PER I TIPI DI ECLISSI EDITRICE DI MILANO. PER CONTATTI: sandro.bastasi@gmail.com
martedì 26 aprile 2011
giovedì 21 aprile 2011
UN'INTERVISTA IENA-STYLE di MARILU' OLIVA
...
È uscito con Eclissi il tuo romanzo “La gabbia criminale”, ambientato a Treviso, tua città d’origine. Se dovessi trovare un sottotitolo, quale sarebbe?
Il familismo amorale: una resistibile oscenità
Quanto conta, in questo romanzo, la territorialità e la sua storia?
Conta molto, Treviso è una protagonista del romanzo, con le sue peculiarità in quanto a conformismo, chiusura, ipocrisia.
Il tema della gabbia come metafora: oltre a quella criminale del romanzo, secondo te oggi da quali gabbie siamo intrappolati?
Paura del diverso, narcisismo, inadeguatezza: un cocktail micidiale, pieno di contraddizioni, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il resto dell'intervista qui
È uscito con Eclissi il tuo romanzo “La gabbia criminale”, ambientato a Treviso, tua città d’origine. Se dovessi trovare un sottotitolo, quale sarebbe?
Il familismo amorale: una resistibile oscenità
Quanto conta, in questo romanzo, la territorialità e la sua storia?
Conta molto, Treviso è una protagonista del romanzo, con le sue peculiarità in quanto a conformismo, chiusura, ipocrisia.
Il tema della gabbia come metafora: oltre a quella criminale del romanzo, secondo te oggi da quali gabbie siamo intrappolati?
Paura del diverso, narcisismo, inadeguatezza: un cocktail micidiale, pieno di contraddizioni, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il resto dell'intervista qui
martedì 19 aprile 2011
Un commento di Laura Costantini
Un grande noir
Si dibatte spesso sulla definizione di noir. Ma credo che questo romanzo di Alessandro Bastasi meriti a pieno titolo la qualifica, perché è un ritratto impietoso di una provincia italiana marcia fin nelle sue più intime pieghe. C'è un delitto sepolto negli anni, c'è un innocente che ha pagato con la vita, ci sono vite segnate da quella colpa e c'è la connivenza, l'omertà di un certo modo di essere paese, di concepire l'onorabilità che accomuna nord e sud sull'altare insanguinato dell'ipocrisia. Bastasi non fa sconti e mi ricorda il Bassini di "Bastardo posto" stigmatizzando il ricco nord-est con la sua facciata pulita e ordinata, con i sindaci anti-clandestini e con l'ostentata religiosità della domenica a messa. Una facciata che crolla miseramente appena si prova a scavare un po' più a fondo e si scopre che, pur di non perdere la faccia, ogni prezzo è lecito. Soprattutto se a pagarlo sono gli altri. Un grande noir, un libro "politico" nel senso più alto del termine. Da leggere.
http://www.anobii.com/books/La_gabbia_criminale/9788895200286/01a3a3d0232057e62f/#
venerdì 8 aprile 2011
COMMENTO DI MILO22 (ANOBII)
L'ombra dei ricordi
Questo di Bastasi è un viaggio. Un viaggio tra i ricordi, che si svelano pian piano come le pagine polverose di un vecchio album fotografico di famiglia. Dai ricordi, dalla memoria, sgorgano suggestioni, sentimenti contrastanti, felici trascorsi d’infanzia; ma anche ombre, parole non dette e fraintese, antichi rancori. Un libro sincero, che attraverso il ricordo riporta alla luce una vicenda passata e irrisolta, che ci rammenta come le malelingue, i pregiudizi, il “vivere per salvare le apparenze”, tipico delle realtà provinciali e di paese, porti a conseguenze a volte irreparabili.
http://www.anobii.com/books/La_gabbia_criminale/9788895200286/01a3a3d0232057e62f/
http://www.anobii.com/books/La_gabbia_criminale/9788895200286/01a3a3d0232057e62f/
giovedì 7 aprile 2011
TUTTI I COLORI DEL GIALLO (RAI-RADIO") - IL BLOG DI LUCA CROVI
http://giallo.blog.rai.it/2011/04/07/la-gabbia-criminale/

Alessandro Bastasi ci presenta il suo “La gabbia criminale” (Eclissi Editrice).
Com’è nato il romanzo?
Il romanzo è nato da un racconto che avevo scritto un po’ di anni fa, “Il muretto”, con i dialoghi in dialetto, dove rivisitavo affettuosamente i luoghi della mia infanzia, e cercavo di creare un acquarello di figure che, filtrate dal tempo, ogni tanto comparivano nella mia mente, delle quali mi chiedevo “Chissà dove sono adesso, che cosa sono, cosa stanno vivendo”?
Il rapporto con il mio territorio d’origine però col tempo e con il trionfo di quella Lega che ha in Gentilini il suo astro si è deteriorato, si è trasformato in amore-odio, e anche le figure del racconto nella mia mente si sono trasfigurate, diventando rappresentazioni emblematiche di un DNA profondo, viscerale, che dagli anni ’50 in poi, nonostante tutte le profonde trasformazioni subite, è arrivato praticamente intatto fino a oggi: quel familismo amorale, ipocrita e conformista causa prima di quel localismo chiuso in se stesso che trova nella Lega la sua epifania. E ho deciso di scrivere un noir “paesano”, in cui spicchi questo aspetto sopra ogni altro. Dove un duplice delitto compiuto nel ’53 è il pretesto per approfondire il contesto in cui questo è potuto accadere.
Perchè un titolo così emblematico?
Per i motivi che dicevo prima: la gabbia criminale è la famiglia intesa come microcosmo chiuso e fine a se stesso, “valore” assoluto al quale è possibile, anzi, doveroso sacrificare qualunque altro valore etico e sociale, per il quale ogni schifezza è giustificabile, purché, appunto, l’onore della famiglia sia salvo. E questo, come veneto d’origine e comunque legato a quella terra (anche se vivo a Milano da tanti anni) mi fa star male. Enrico Pandiani dopo aver letto il libro mi ha scritto: “Hai fatto uno spaccato impietoso delle tue parti ma si percepisce potentemente il desiderio che tutto fosse diverso.”
E’ stato facile mediare passato e presente nella narrazione?
In tutta la prima parte i piani temporali (anni ’50 e tempo presente) si sovrappongono e si confondono, perché l’io narrante, tornando a vivere nella casa in cui aveva passato i primi nove anni della sua vita, rivive immagini, figure, eventi di un’epoca lontana, e questo gli succede inaspettatamente, un odore, un suono, l’atmosfera inquietante della casa gli aprono improvvisamente una breccia nel profondo del suo io (la casa, in molta letteratura psicanalitica, rappresenta appunto l’io). In realtà tutta la prima parte del libro, in questo senso, avviene nella sua mente, dove il tempo non esiste. Con questi riferimenti, mediare tra passato e presente è stato relativamente semplice, forse all’inizio il lettore è un po’ sconcertato, ma poi si abitua subito.
Quali erano i fatti storici sui quali volevi che si concentrasse maggiormente l’attenzione dei lettori?
Più che i fatti in se stessi, il mio intento era disegnare nel modo più efficace possibile (e il plot del noir ben si presta a questo obiettivo) un ambiente, in cui certo i fatti storici (il fascismo, i partigiani, la ricostruzione post-bellica, l’odio per i comunisti, ecc.) hanno la loro importanza, sono però visti sempre in relazione allo zoccolo duro di cui parlavo: una società che un tempo era succuba dei preti e dei padroni, dove si guardava alla propria sopravvivenza e ad accrescere se possibile il proprio benessere singolarmente, a scapito di qualunque interesse generale. Poi, certo, la storia entra nel romanzo, ma finalizzata soprattutto allo sviluppo delle vicende narrate e a far da riferimento alle motivazioni di certi comportamenti.
Quanto è cambiata nel tempo Treviso?
Esteriormente è cambiata tantissimo, le amministrazioni degli ultimi dieci anni hanno fatto tantissimo per renderla bella, linda, pulita, anche grazie al famoso miracolo del nord-est di cui tanto si è parlato. Ma ho la netta sensazione che la sua anima profonda non sia cambiata, l’individualismo localistico e il disinteresse per un bene comune più generale, il familismo, il rifiuto del diverso non mi sembra che si siano attenuati in questi cinquant’anni, anzi! E sarà proprio “il rifiuto del diverso”, in questo caso il migrante, il tema centrale del mio prossimo romanzo, che avrà la medesima ambientazione.
Quanto trovi che il tuo sia un romanzo corale?
L’intenzione era di scrivere un romanzo molto corale, aiutato in questo dalla commistione tra passato e presente, dove molti personaggi compaiono, alcuni nel tempo di una pennellata, o di un respiro, per poi scomparire o quasi (il maestro Ferrara, le comari del borgo,…). Dal contesto spiccano, ovviamente, i personaggi chiave. Qualcuno ha scritto che “Bastasi in alcuni momenti sembra che più che scrivere dipinga un quadro impressionista con tutti i suoi minimi particolari”. La visione sociale di cui ho parlato prima, più che da una mera descrizione, dovrebbe risaltare appunto da un quadro del genere.
Quali sono i personaggi della storia ai quali ti senti maggiormente vicino?
In generale ai personaggi femminili, vere vittime di quell’ambiente. In particolare A Eva, a Caterina la matta e a Maria la Longa. A Eva perché è l’unico personaggio che si ribella al contesto conformista in cui è costretta a vivere. A Caterina perché vittima innocente della violenza nascosta e dell’ipocrisia che la circonda. A Maria la Longa perché è la “strega” della situazione, personaggio inquietante ma profondamente umano. E poi, ai giorni nostri, c’è Valentina, la figlia di Eva, protagonista di una tenera storia d’amore che dà un barlume di speranza a tutto il racconto…
giovedì 31 marzo 2011
PRESENTAZIONE ALL'ENOTECA ENO' DI LUGO (RA)
all'Enoteca Enò, a Lugo (RA)
Via Magnapassi, n. 30, angolo via Tellarini
il 09.04.2011, alle ore 18:30
Alessandro Bastasi presenterà il suo nuovo libro "La gabbia criminale". La partecipazione alla presentazione è gratuita.
Per chi volesse, al termine della presentazione potrà trattenersi per la degustazione di un buon calice di vino veneto (per "affinità" regionale con la città dove è ambientata la storia) in abbinamento a salumi e formaggi (il costo è di 8 Euro).
lunedì 28 marzo 2011
ENRICO PANDIANI, AUTORE DI "LEZIONI DI TENEBRA", HA SCRITTO...
... a proposito di "La gabbia criminale":
Mi è molto piaciuto l'intreccio quasi a scatole cinesi. Hai fatto uno spaccato impietoso delle tue parti ma si percepisce potentemente il desiderio che tutto fosse diverso. La storia d'amore è molto delicata e accompagna il filo di speranza che collega tutta la vicenda.
martedì 15 marzo 2011
La recensione di Carla Casazza - Scrivere è vivere
Alberto Sartini, neopensionato ex professore, un po' annoiato e demotivato, torna a vivere nella nativa Treviso abbandonata da decenni per una moglie ormai ex ed una carriera universitaria a Brescia. Ora che i figli sono grandi Alberto decide di riallacciare i legami con la piccola città di provincia dove vivono ancora la madre e la sorella con le quali i rapporti sono a dir poco tiepidi. Ma mentre rimette a posto la casa di famiglia e recupera qualche amicizia quasi dimenticata, i fantasmi del passato iniziano a tormentarlo. E i fatti accaduti nel 1953, quando era bambino, tornano vividi a chiedere ripsoste. Chi ha ucciso Saverio Dotto e la moglie a coltellate? L'amico Gigi sostiene che Carlo Bettini, l'uomo che è stato accusato dell'omicidio, ed è morto in carcere, era innocente. Alberto scava nella propria memoria e cerca di ricostruire le vicende di allora, aiutato anche dalla moglie e dalla figlia di Bettini, travolte dalla tragedia e additate dai benpensanti come poco di buono la prima e povera vittima la seconda. E scopre che anche la propria famiglia in qualche modo è legata a corda doppia con la vicenda. Riuscirà a fare venire alla luce la verità? Nella sua indagine Alberto si trova invischiato sempre più nel fango delle ipocrisie, delle falsità, di un ambito sociale in cui era più importante apparire "per bene" che esserlo per davvero, in cui per preservare il proprio buon nome era lecito tutto. Trovandosi poi intrappolati in una “gabbia criminale” dalla quale era difficile liberarsi. Al contempo scopriamo che la Treviso di oggi non è tanto diversa da allora e che per coloro che vivono ai margini della società l'esistenza è ancora una lotta oggi come nel dopoguerra. Una storia reale, tangibile, che mette in luce le grottesche acrobazie di chi vive solo per "la facciata". Ma anche un viaggio a ritroso nel tempo in cui Alberto trova la voglia di rimettrersi in gioco e una nuova grinta per affrontare la vita, addolcita - ora - da una tenera e inaspettata storia d'amore. Un bel romanzo che potrebbe essere definito "noir sociale" e incatena il lettore fino all'ultima pagina.
lunedì 7 marzo 2011
Giù le mani dal festival della letteratura!
Articolo di Enzo "BodyCold" Carcello - CorpiFreddiPer leggere l'originale clicca qui
Viva l' Italia, anzi Viva quest' italietta fatta di gente per bene, di gente che continua a dire che il nostro beneamato Presidente dello Sconsiglio va a puttane e fa pure bene, dimenticando che è reato andare a puttane. Viva l' italietta di gente per bene che davanti a un libro preferisce lasciarsi rincoglionire dalle tette della Fico sull' isola dei Famosi.
Viva l' italietta che il Ministro dell' Economia guida verso lo sfacelo, portandola per mano, e predicando che "di cultura non si mangia".
Ma spiegatelo voi al nostro Ministro che l' Italia, prima dell' avvento della sua beneamata persona e del suo beneamato padrone, viveva di cultura, di musei, di archeologia, di musica.
Invece, no! Il loro intento è risanare questo Paese, prendendo per mano tutti i lavoratori di ogni singola categoria. E sono partiti da lontano per far questo e la cosa bella è che ci stanno anche riuscendo!!!
Grazie a loro il primo lavoro, il lavoro più antico del mondo si sta riprendendo; grazie a loro la prostituzione ha avuto un incremento degli introiti con ottimi risultati e quindi "sti cazzi" del Festivaletteratura di Mantova.
Un Festival dove le statistiche parlano più di me, e dicono che per ogni euro speso se ne guadagnano 10.
Giù la scure, che da 120 mila euro ha ridotto il tutto a 60 mila euro mettendo in ginocchio la Manifestazione forse più importante della nostra italietta, dove tanta brava gente spendeva un mare di soldi per comprare libri, quei libri di cui questo Governo ha paura, libri che questo Governo sta cercando in tutti i modi di mettere al rogo (ricordiamo l' azzeramento delle tariffe agevolate per i piccoli editori sulle spedizioni e non dimentichiamo di par suo il quasi azzeremento della multa inferta a Mondadori, casa editrice della famiglia benemerita Berlusconi).
Quindi, grazie benemerito sindaco Sodano (indovinate di che partito è...PDL -_-'), che pur di non difendere la cultura della sua città, pur di non gridare che questo taglio è uno schifo, ha solo chinato la testa (e speriamo per lui solo quella) e ha detto "Obbedisco".
Si vergogni!
Ma adesso ci pensiamo noi. Noi italiani brava gente, noi che facciamo parte della piccola schiera di italiani che legge, noi che supportiamo economicamente un settore che ha sempre dato lustro al nostro Paese nel mondo, perché vede signor SindacoSodanodelPDL, probabilmente le sfugge che come italiani una volta nel mondo venivamo ricordati per Dante, Boccaccio, Pirandello, Sciascia, mentre negli ultimi anni, grazie al suo Padrone, quando si sente parlare di Italia, dal CongoBelga all' Australia, ci si ricorda subito di quanti preservativi usi il nostro 70enne PresidenteDelCosiglio.
Adesso ci pensiamo noi, dicevo prima, nell' unico modo che oramai ci rimane per cercare di far sentire la nostra voce, FIRMANDO. Apponiamo firme, pratica forse inutile davanti alla vostra arroganza, ma essendo, spero ancora per poco, gente democraticamente civile, INVITIAMO TUTTI A FIRMARE QUESTO APPELLO:
Facciamo sentire la voce di un' Italia colta, di un' Italia stanca, facciamo sentire a tutti la voce di questa nostra Bella Italia.
Rivogliamo questa Mantova!
giovedì 3 marzo 2011
LA GABBIA CRIMINALE: RECENSIONE DI "LIBRI E RECENSIONI"
Definire il romanzo di A. Bastasi semplicemente un giallo sarebbe molto riduttivo e darebbe un'impressione decisamente parziale del libro che si sta per leggere. La gabbia criminale è, infatti, molto più di questo: dal noir alla narrativa, dall'introspezione al giallo, tanti sono gli aspetti toccati dalla penna dell'autore che, con uno stile diretto e a tratti pungente, regala un affresco della Treviso degli anni cinquanta che è facilmente applicabile, però, alla società odierna nella sua interezza. Un tocco di mistero e la giusta dose di romanticismo completano una storia che si rivela avvincente fin dalle prime pagine.
La trama intreccia passato e presente in un alternarsi di immagini che, tentando di scoprire cosa è davvero accaduto nel lontano 1953, regalano belle fotografie della vita dell'epoca (soprattutto ricreando l'atmosfera quasi familiare dei piccoli centri, quella sensazione di essere sempre tra amici nonostante la presenza immancabile dei pettegolezzi dietro le spalle) che si contrappongono alle descrizioni della città attuale, con le sue piazze, i suoi bar e le vie del centro.
Attraverso i ricordi di Alberto, il protagonista, attraverso le sue paure e le riflessioni, Bastasi fa un'analisi della società, ipocrita fino all'eccesso e pronta a tutto pur di salvaguardare... che cosa? Il buono nome? La reputazione? Tutto sembra essere lecito per tutelarsi, anche a scapito di innocenti e soprattutto nel caso in cui questi rappresentino, per la società stessa, ottimi capri espiatori perché già portatori di “difetti” solo fintamente tollerati, ma in realtà aspramente criticati di nascosto ("[...] è un mondo intero che io accuso, una mentalità che ci trasciniamo da sempre, quella che ogni volta cerca il capro espiatorio, ieri il comunista, oggi il barbone o il migrante di turno, per non fare i conti con se stessa, con la sua anima nera, con la meschineria dei suoi orizzonti").
Attraverso i ricordi di Alberto, il protagonista, attraverso le sue paure e le riflessioni, Bastasi fa un'analisi della società, ipocrita fino all'eccesso e pronta a tutto pur di salvaguardare... che cosa? Il buono nome? La reputazione? Tutto sembra essere lecito per tutelarsi, anche a scapito di innocenti e soprattutto nel caso in cui questi rappresentino, per la società stessa, ottimi capri espiatori perché già portatori di “difetti” solo fintamente tollerati, ma in realtà aspramente criticati di nascosto ("[...] è un mondo intero che io accuso, una mentalità che ci trasciniamo da sempre, quella che ogni volta cerca il capro espiatorio, ieri il comunista, oggi il barbone o il migrante di turno, per non fare i conti con se stessa, con la sua anima nera, con la meschineria dei suoi orizzonti").
Un'ipocrisia e un'amoralità, quelli descritti da Bastasi nel suo romanzo, che affondano le loro radici proprio nell'istituzione che dovrebbe trasmettere i valori più importanti: la famiglia, che si rivela invece proprio quella gabbia criminale da cui il protagonista si era allontanato anni prima, culla delle peggiori bassezze dentro cui celare, dietro una coltre di finto perbenismo, la realtà dei fatti, senza alcun rimorso.
Un libro intenso ma anche duro, visto ciò che va a colpire, ma che si chiude con uno spiraglio di speranza. Molto bello.
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