martedì 28 dicembre 2010

BORGHESI PICCOLI PICCOLI (commento di eleU - aNobii)


Borghesi piccoli piccoli

Può essere considerata una risorsa preziosa ma anche una gabbia soffocante, se non addirittura criminale... che cos'é? Ma la famiglia, naturalmente! Nella nuova fatica di Alessandro Bastasi la trama principale è una indagine non professionale in un passato neppure troppo recente. Da essa si riparte un sottotesto che è quasi una analisi socio-antropologica su un certo tipo di società patriarcale nel profondo nord-est nel contesto storico del pre-'68. Vi sono alcune bellissime figure femminili, tratteggiate con delicatezza. La prima parte del romanzo è un po' lenta (sebbene l'incipit sia efficace: avevo una casetta di campagna arredata proprio come una volta, la cucina economica, ecc., e per me è stato immediato immaginare la scena dell'omicidio), poi la vicenda si snoda senza sforzo. Una bella storia da leggere "semplicemente" come un giallo, ma ancor più apprezzabile considerando la seconda chiave di lettura.

venerdì 24 dicembre 2010

COMMENTO DI UNA LETTRICE DI ANOBII

Con questo romanzo Bastasi ha dimostrato di essere uno scrittore con capacità narrative diversificate. Il suo primo romanzo infatti (la fossa comune), non ha nulla a che vedere, come genere letterario, con questo secondo.

"La gabbia criminale" è infatti un giallo/noir o meglio, un romanzo corale, con vari personaggi che ruotano attorno ad Alberto, il protagonista, tornato pensionato nella sua cittadina d'origine alla periferia di Treviso. Presente e passato degli anni '50 si fondono nella narrazione, attraverso i ricordi raccontati ad Alberto che, per curiosità oltre che per scacciare incubi notturni, tenta di far luce su un doppio omicidio avvenuto quando era bambino. Verrà a galla una realtà ben diversa in cui la vittima si fonde con il colpevole.

Il filone narrativo è un giallo ma il romanzo è soprattutto un affresco della povertà, dell'omertà, della scarsa ribellione e del piegamento alle ingiustizie della gente ad un uomo che, attraverso i soldi, gli inganni e le minacce si sente forte e padrone della vita di tutti.

Una dolcissima storia d'amore completa il romanzo senza spezzare la giusta tensione narrativa.

Debnik85 - http://www.anobii.com/books/La_gabbia_criminale/9788895200286/01a3a3d0232057e62f/

lunedì 13 dicembre 2010

RECENSIONE DI "GIALLOMANIA"

Invettiva contro l'ipocrisia e la falsa moralità della vita di provincia del nord est. Alessandro Bastasi mischia quello che è un eccellente giallo organizzato su due piani temporali la guerra e il presente e su questo plot narrativo imbastisce storie d'amore, efferati omicidi e un'elegia malinconica a un certo periodo storico. I personaggi sono pefettamente caratterizzati sin nei minimi particolari. La figura della madre e della sorella strenui difensori di quella falsa morale e canone di rispettabilità. Eva descritta benissimo come anticipatrice di mentalità e di un periodo storico che dopo dieci anni avrà il suo apice. La scrittura di Bastasi in alcuni momenti sembra che più che scrivere dipinga un quadro impressionista con tutti i suoi minimi particolari. Un noir molto ben riuscito che ha visto la luce grazie anche all'intuito di Rosa d'Emidio della Eclissi Editrice una piccola casa editrice ma con autori di qualità.


La trovate QUI

venerdì 26 novembre 2010

IL COMMENTO DI UNA LETTRICE SU ANOBII

Il commento di Aliasgirl, lettrice di aNobii. Lo trovate qui.
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Sono un'appassionata del genere,anche se ammetto la mia ignoranza: di autori italiani ne avevo letti pochi, forse perché sono (a torto) un po' prevenuta. Questo libro è stata una scoperta notevole: la narrazione scorre senza problemi, tra presente e passato, ricordi e nuove scoperte. Un noir ambientato in un paese di provincia dove i personaggi che incontriamo sono esattamente quelli che ci si potrebbe aspettare da un paesino. Complimenti davvero, il libro è stata un'ottima lettura che tiene il lettore attaccato al libro fino all'ultima pagina!

lunedì 22 novembre 2010

LA RECENSIONE DI MATTEO DI GIULIO SU "LINSOLITO"

Nel Nord-Est dei miracoli non ci sono né serial killer, né commissari. C'è il peso della storia, e di questo ci parla Alessandro Bastasi nel suo secondo romanzo, La gabbia criminale, appena uscito per la milanese Eclissi, casa editrice avvezza al noir. Emerge la provincia, la provincia dei lavoratori che fuggono dal paese per studiare e che dopo la laurea fanno fortuna altrove per poi tornare all'ovile e guardarlo con quella curiosità tipica dei forestieri. È il percorso di un sessantacinquenne che ha vissuto l'infanzia a Treviso per poi girovagare, un percorso ciclico che culmina nel rientro alla casa paterna, una magione spettrale e inquietante.
Il mistero che aleggia è la morte di un fascista nel cinquantatré, uno strozzino inviso a tutti e che tutti avrebbero voluto eliminare: ma a pagare in carcere, fino alla morte, è stato un ex partigiano a cui l'assassinato avrebbe stuprato e ucciso la moglie in tempi di guerra. Un delitto d'altri tempi, una storia d'altri tempi. La gabbia criminale è infatti un nero paesano, uno spaccato di tradizioni e superstizioni, di paure e certezze, di rancori e amori da vicoli bui. Poco importa, alla fine, scoprire chi sia il vero colpevole - anche se va detto che a tre quarti un indizio svela l'identità forse prima del previsto - quando si ha l'opportunità di scoprire una realtà obliqua, una consuetudine lontana, una cartolina che delle cartoline ha più che altro la capacità di catturare l'insieme, e non la superficialità di facciata.
Bastasi scrive con prosa leggera, non eccede mai nel gusto della narrazione fine a se stessa e si tiene lontano da fronzoli e artifizi. Una prosa semplice, schietta, che ben si adatta al ritmo di una storia a tratti indolente ma sempre gentile, pacata, anche quando si trova ad affrontare il marcio - e capita più spesso di quanto ci si accorga sul momento - di una società letta in parallelo tra ieri e oggi, tra passato remoto e indicativo presente.La gabbia criminale è, a dispetto di una struttura forse quasi schematica, un ritrovare antichi sapori e dimenticati stupori. Al di là delle cornici e delle gabbie, appunto, dei generi e dei colpi di scena, si dimostra lettura piacevole perché slegata dagli schemi dei cliché.
Abbiamo chiesto ad Alessandro di parlarci della sua seconda fatica. 
Ci presenti La gabbia criminale?
La gabbia criminale è un noir. No, è un romanzo di denuncia sociale. No, è un romanzo psicologico. In realtà è tutto questo mescolato in un cocktail che mi auguro sia di gradimento a un pubblico vasto, non legato a uno specifico genere. È un noir in quanto a struttura e atmosfera: c’è un duplice omicidio commesso nel 1953, compaiono efferatezze di vario tipo, il tutto avvolto in un’atmosfera torbida in cui ciò che appare non coincide mai con quello che in realtà è. È un romanzo di denuncia sociale perché, almeno nella mia intenzione, mette in luce gli aspetti peculiari di una comunità di piccola provincia: l’essere un microcosmo chiuso con le sue regole, le sue ipocrisie e le sue paure, le bugie, il familismo amorale, il conformismo, la falsa solidarietà che si sfalda alla prima occasione. Ed è un romanzo psicologico perché in realtà tutta la prima parte si svolge in larga misura nella mente del protagonista, Alberto, l’io narrante: dove il tempo non esiste, il presente e il passato si confondono, una girandola di personaggi fa la sua comparsa, alcuni per il tempo di un respiro; dove anche la casa, quella in cui Alberto è tornato a vivere dopo tanti anni, che nella letteratura psicanalitica tipicamente rappresenta l’io, è un personaggio, con le sue ombre, i suoi odori, i suoi fantasmi.
Il tuo romanzo è un noir ma è anche - soprattutto - uno spaccato sulla provincia, quella meno conosciuta. Come ti sei trovato a muoverti in bilico tra genere, narrativa pure e riscoperta della tradizione?
Quella che chiami “riscoperta della tradizione” in realtà vorrebbe essere il tentativo di legare il contesto sociale attuale con quello di cinquant’anni fa, a testimoniare la persistenza di uno zoccolo duro culturale che, mutatis mutandis, ritroviamo nelle cronache di tutti i giorni, quello che sfocia nel rifiuto di “chi non si conforma alle consuetudini”, quello che nel libro ieri ha portato un innocente in carcere, oggi mette a morte un altro innocente bruciandolo vivo. Tutto questo è inserito in un romanzo di narrativa per il quale l’elemento noir mi è sembrato lo strumento più adatto (e più avvincente) per l’esigenza di testimonianza che mi stava a cuore. Perché isola delle situazioni al limite, e ne consente quindi una disamina quasi da laboratorio. Tecnica che ho utilizzato anche nel mio terzo romanzo, che sarà pubblicato il prossimo anno.
Nel romanzo non ci sono poliziotti: proprio ora che l'editoria sembra interessata agli eroi seriali ti sei mosso in direzione opposta. Pensi che possa essere una soluzione valida per superare un momento - secondo me - di forte impasse di un mercato dei generi sovraccarico di cliché?
Concordo con quest’ultima osservazione. Il mercato dei generi è effettivamente sovraccarico, i cliché si ripetono a iosa. Qualcuno dice che il noir è morto. In realtà è morto nella misura in cui lo si riduce a cliché, senza una vera innovazione sia nei temi che nello stile. Ben venga quindi la contaminazione tra generi, nella ricerca di stilemi nuovi e innovativi. E’ quello che nel mio piccolo sto tentando di fare, e che ritrovo peraltro in parecchi autori interessanti, da Massimo Cassani a Al Custerlina, per fare solo due nomi agli antipodi tra loro.

giovedì 18 novembre 2010

LA RECENSIONE DI "CORPI FREDDI"

L'uomo è li, fermo, immobile, con il cappotto grigio scuro e il cappello in testa, in piedi. E'come se nel cervello gli volassero sciami di mosche, un ronzio dentro la testa non gli permette di vedere, di capire cosa sia successo. Lo sa che deve andare via, di corsa, questo lo percepisce, ma non ci riesce. Lo sguardo percorre la cucina, la stanza in cui si trova adesso, come se volesse convincersi che tutto è in ordine, che tutto procede normalmente: il tavolo di legno con le quattro sedie, la credenza con il pane, il santino di papa Pio XII sul muro, il crocifisso sopra la porta con il rametto d'ulivo, la cucina econominca con il fuoco acceso, l'acqua che bolle nella grossa pentola, la boule sul tavolo pronta per essere riempita, per scaldare le ossa dei due vecchi che a quell'ora dovrebbero essere già a letto. Ma non c'è nessuno che la riempia, perchè non c'è più nessuno da scaldare.
Dicembre 1953 un duplice efferato omicidio sconvolge la quiete della provincia trevigiana. Saverio Dotto e sua moglie vengono uccisi a coltellate. In un luogo in cui i fatti di sangue sono un eccezione, l'interesse diventa morboso, se ne parla, si creano leggende che vengono tramandate e arricchite con gli anni. Dopo quasi 50 anni Alberto Sartini torna nel suo paese natio, l'ha lasciato da giovane si è laureto ed è diventato insegnante all'università di Brescia. Raramente ci ha rimesso piede, ma ora è in pensione, è separato da sua moglie, i figli sono grandi e indipendenti e decide di tornare a vivere in quella che era la casa dei suoi genitori. Il padre è morto molti anni prima , la madre novantenne vive con la sorella. Sono passati 50 anni, dicevo, e ancora si parla di quel fatto di sangue. E' Gigi l'amico ritrovato dei vecchi tempi che tira fuori lo scheletro dall'armadio, Carlo Bettini, l'uomo che è stato accusato dell'omicidio, e che è morto in carcere, è innocente. Secondo Gigi si è solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato; è vero il movente ci poteva essere, magari politico, magari la vendetta visto che le chicchiere di paese, veri e propri tornadi in realtà, lasciavano intendere che il Dotto avesse violentato e ucciso la moglie, ma secondo lui è stato qualcun altro ad ammazzare quel vecchio che detestavano tutti. Alberto si fa prendere da questa storia, lui era piccolo ricorda vagamente i fatti ma sente che c'è qualcosa che lo incuriosce, che lo spinge a cercare di capire cosa sia veramente successo, e la sua ricerca ossessiva lo porterà a scoprire quanto marciume c'era sotto quella facciata di perbenismo, quante falsità, pettegolezzi e rancori “il familismo amorale che vi divora, che fa scomparire solidarietà, legami sociali, senso comune, questa gabbia criminale dalla quale sono scappato appena ho potuto. Questo intreccio di falsità contrabbandato per decoro, buon nome, reputazione, questo cazzo di legame del sangue in nome del quale si possono compiere le azioni più vigliacche”.... E lo porterà a scoprire la verità.
La gabbia criminale non è un giallo almeno non nel senso classico che intendiamo noi: omicidio, indagini, scientifica sparatorie e arresto del colpevole. E' vero ci sono due omicidi ma servono ad Alessandro Bastasi per farci guidare per mano da Alberto all'interno della vita di questo borgo di provincia, uno di quei paesi in cui, le persone sanno tutti di tutti, si gode se qualcuno sta peggio di te, si chiacchiera e si spettegola incuranti del male che si può fare e delle vite che si posso rovinare. Si nascondono i fattacci perchè i panni sporchi si lavano in famiglia e si cammina sempre a testa alta con sicurezza, non sia mai qualcuno possa mettere in dubbio levatura e principi morali. Alberto ci porta avanti e indietro nella sua vita con repentini sbalzi temporali, passando dalla prima alla terza persona continuamente e se questo all'inizio può confondere, credetemi dopo poche pagine diventa coinvolgente. Scritto in maniera scorrevole e semplice questo libro si lascia leggere tutto d'un fiato, diventiamo curiosi, vogliamo sapere cosa ne è stato dei vicini di casa, degli amici, della moglie di Carlo Bettini dei suoi figli, se è vero che Carlo ha ammazzato il Dotto. La sensazione forte che ho avuto leggendo questo libro è stata quella di trovarmi di fronte ad Alberto e pendere dalle sue labbra, sentire il racconto della sua vita, inorridire in alcuni passaggi, sorridere in altri, proprio come si fa con le persone anziane, si sta li buoni e zitti e si ascolta, senza interrompere mai.


Articolo di Cristina "cristing" Di Bonaventura

martedì 16 novembre 2010

LE PROSSIME PRESENTAZIONI DE "LA GABBIA CRIMINALE"

MILANO giovedì 25 novembre
Spazio Milanonera presso la Libreria Mursia, via Galvani, 24 - ore 19:00
Presenterà Alessandro Magherini, redattore editoriale, poeta e attore





IMOLA  sabato 11 dicembre 
Caffè Letterario Quinò, via Emilia 194 - ore 18:30


sabato 13 novembre 2010

VIRGINIA

"Delitti, carcere, diritto, persona: non sono soltanto parole"


Al teatro Santuccio di Varese (via Sacco, 10), sabato 20 novembre 2010 alle ore 21 va in scena

VIRGINIA

atto unico in sei scene.

Testo originale di: Maria Dolores Fusetti, Giuseppe Battarino, Luciano Sartirana
Interpreti: Alessandra Fiori, Maria Francesca Guardamagna, Alessandro Bastasi
Regia: Luciano Sartirana

mercoledì 10 novembre 2010

INCONTRI CON L'AUTORE A PERO


LETTERATURA/Incontri con l'autore a pero
http://www.assesempione.info/cultura/10599-letteraturaincontri-con-lautore-a-pero.html
Pero - Dopo una breve pausa riprendono domenica 14 novembre gli appuntamenti domenicali degli "Incontri con gli autori" la rassegna culturale che il Comune di Pero dedica agli autori meno noti perché non inseriti nei circuiti delle grandi case editrici. Alle ore 10.45, nel consueto spazio di Punto Pero in via Sempione 70 Riccardo Lagorio presenta la sua ultima fatica "Guida alle meraviglie golose d'Italia — Prelibatezze on the road 2010-2011", con un viaggio tutto all'insegna della gastronomia. Lagorio collabora spesso con le redazioni delle rubriche Gusto del TG5 e Eat Parade del TG2 in quanto grande studioso e conoscitore delle risorse agroalimentari italiane. È stato inoltre il creatore nel 2002 del regolamento per l'istituzione della Denominazione Comunale, strumento a disposizione delle amministrazioni comunali per valorizzare il proprio territorio e dare credibilità ai propri prodotti. A seguire Massimo Cassani con "Un po' più lontano", ultimo romanzo del giornalista impegnato nella realizzazione di vari periodici del gruppo editoriale de "Il Sole 24 Ore". Una domenica che inizia con prelibatezze da tutta Italia, chiude con le trame segrete di Alessandro Bastasi con "La gabbia criminale". Attore e autore di articoli teatrali di varie riviste di settore, questo è il suo secondo romanzo. "Mi aspetto una giornata molto interessante data la varietà della proposta che ci farà spaziare tra vari generi e la grande qualità degli autori che ci daranno l'onore di presentare le loro opere. Gli "Incontri con gli autori" devono diventare nel tempo sempre di più il punto di riferimento per quegli scrittori che sarebbe difficile ritrovare nei tradizionali circuiti culturali" è il commento dell'assessore alla cultura Luisa Stocchi.

lunedì 8 novembre 2010

ALCUNE IMMAGINI DELLA PRESENTAZIONE DEL 5 NOVEMBRE ALLA LIBRERIA CANOVA DI TREVISO










CALENDARIO PRESENTAZIONI

MILANO venerdì 22 ottobre
ARCI50, via Benaco, 1 - ore 19:00 (fatta!)

TREVISO venerdì 5 novembre
Libreria Canova, via Calmaggiore, 31 - ore 18:00
Presenterà il romanzo il prof. Ernesto Brunetta

PERO domenica 14 novembre
PuntoPero, strada Sempione, 70 - ore 10:45

giovedì 4 novembre 2010

INTERVISTA su FB

... la trovate qui!


Oggi incontriamo Alessandro Bastasi, autore del romanzo La gabbia criminale.

Per cominciare, cerchiamo di mettere in chiaro alcune cose. Fissiamo le poche inconfutabili certezze, intorno allo sfuggente contesto di un romanzo giallo…

1) Ci offri una tua scheda biografica? Carta d’identità, prego.

Sono nato a Treviso nel 1949, laureato a Padova in fisica. Già alla fine degli anni Sessanta mi venne la passione per il teatro, poi sono entrato  in una compagnia professionista con il grande Gino Cavalieri con il quale per parecchi anni ho recitato Goldoni e altri autori veneti. Contemporaneamente mi sono dedicato al teatro politico e militante degli anni Settanta. Nel 1976 mi sono trasferito a Milano dove tuttora vivo, e qui ho iniziato a scrivere di cronache e argomenti teatrali su varie riviste, compresa Sipario. Professionalmente oggi mi occupo di ICT come amministratore delegato di una società del settore, saltuariamente però continuo a recitare sia in teatro sia nei film di un amico filmaker milanese, Luciano Sartirana. 

2) Quando hai cominciato a nutrire la passione per la parola scritta e a mettere i tuoi pensieri su carta? E come sei approdato al Giallo? Era una destinazione già tracciata sulla carta o ci sei arrivato dopo lungo peregrinare?

Dai vent’anni in poi ho sempre scritto qualcosa, racconti, articoli, e nel 1995 un saggio per il movimento “Italia Democratica”, I mezzi di comunicazione di massa – antitrust e pluralismo. La mia permanenza in Russia tra il 1990 e il 1994 per motivi di lavoro mi ha dato poi lo spunto per scrivere il mio primo romanzo, “La fossa comune”, pubblicato nel 2008. “La gabbia criminale” è il mio primo noir. Non era una “destinazione già tracciata sulla carta”, semplicemente ho pensato che per raccontare un certo ambiente sociale la struttura “noir” del romanzo fosse la più adatta, se è vero che nel noir più che la scoperta del colpevole è importante il “perché”  di un certo evento delittuoso.

3) C’è una parte di te, biografica o trasognante, che riversi nei tuoi romanzi? Insomma,  Alessandro si trova solo sulla copertina o si può rintracciare anche tra le pagine?

Più che una parte di me come Alessandro si può rintracciare il contesto in cui, in qualche fase della mia vita, sono vissuto, e che quindi conosco bene. I miei romanzi sono realistici, inseriti in un preciso e riconoscibile contesto sociale e politico, che fa parte integrante delle storie che racconto. E i personaggi rappresentano in qualche modo la sintesi di figure reali che mi hanno colpito, magari per dei particolari, o per degli aneddoti che mi hanno raccontato. Questi spunti poi li elaboro in funzione della storia che ho in testa.

4) In particolare, “La gabbia criminale” è ambientato alla periferia di Treviso, e le vicende affondano le radici in un periodo storico nel quale si cercarono giustizie sommarie e vendette, con noncuranza delle vie legali… Ecco, a quali fonti “sul territorio” hai attinto?

Ai miei ricordi d’infanzia, prima di tutto. Poi, per calarli in una realtà storicamente corretta, ho attinto ad articoli dell’epoca e a fatti storici realmente accaduti. Ad esempio, nel romanzo si accenna alla vendetta atroce di un partigiano sui miliziani che gli avevano violentato la moglie. Semplicemente li stende a terra e stacca loro la testa con una vanga. Questo è un fatto realmente accaduto, raccontatomi da lui stesso.

5) Come nasce a tavolino un tuo romanzo? La trama ti si svela cammin facendo o fissi uno schema generale fin da subito? Quando inizi la prima pagina hai già in mente l’ultima?

Il romanzo nasce nella mia testa, prende lentamente forma, i personaggi cominciano a farsi strada. Quando ho un’idea abbastanza precisa, comincio a lavorare al computer, a volte senza sapere come va a finire. Sono poi i personaggi stessi a suggerirmi un percorso o un altro. Dopo la prima bozza, rivedo il tutto, collego meglio le situazioni, integro alcuni passaggi, ne elimino altri…

6) Ora che “La gabbia criminale” è ancora fresco di stampa, a “parto” avvenuto… cosa ti piace di più della tua creazione? Quale aspetto pensi di aver reso meglio e su quale non sei del tutto soddisfatto?

La parte che penso di aver reso meglio è la narrazione di un ambiente tramite la girandola corale dei personaggi, che a volte compaiono per la durata di un respiro. Rileggendo il libro, sono meno soddisfatto di alcuni passaggi in cui la forma sarebbe potuta essere migliore. E allora storco il naso.

7) Com’è il tuo lettore ideale, al quale affidare la tua creatura? Chi vorresti che tenesse tra le mani un tuo romanzo?

Non ho un lettore ideale, il romanzo (a differenza del primo, “La fossa comune”, che era una lettura sicuramente più impegnativa) è per tutti, quello che mi interessa è che possa almeno suscitare qualche dubbio, incrinare delle certezze, e che il lettore ci possa mettere qualcosa di suo, della sua esperienza.

8) Sul tema delle “costrizioni sociali”… che idea hai della “gabbia”, criminale o meno, nella vita degli individui? Una costrizione inevitabile? Un comodo alibi per la coscienza? Altro?

Spesso le cosiddette costrizioni sociali sono un alibi comodo per la coscienza, per sopire l’esigenza di ribellione che molte situazioni dovrebbero ingenerare nelle persone mediamente informate. La frase che mi fa andare più in bestia è “E’ così, non si può cambiare, che cosa ci vuoi fare…”

9) Ridiscendiamo dai massimi sistemi esistenziali e torniamo alla tua professione. Per uno scrittore il debutto è sempre difficile: bisogna trovare l’editore che ti dia fiducia, evitare le fregature economiche… Quali sono state le tue maggiori difficoltà? E che consigli ti senti di dare a chi ha un sogno (su risma di fogli) nel cassetto?

Le maggiori difficoltà per un esordiente penso siano riassumibili nella non conoscenza del mercato editoriale e dei suoi meccanismi, per cui mandi il tuo manoscritto a chiunque - senza approfondire la linea editoriale della singola case editrice, la distribuzione, a volte senza nemmeno rispettare le indicazioni che trovi sul sito della casa editrice stessa per la spedizione dei manoscritti - con la convinzione di aver scritto un capolavoro e aspettandoti i tappeti rossi. Ovviamente non è così, bisogna essere umili, selettivi, pazienti, e soprattutto non cadere nella trappola degli editori a pagamento, capaci solo di spillarti del denaro. Io ho avuto la fortuna di trovare Eclissi, piccola casa editrice seria, capace, che investe tutte le sue energie nella mission editoriale che si è data, che non pubblica cento titoli l’anno ed è quindi in grado di seguire bene i suoi autori. E sono contentissimo, anche per il bel rapporto umano che si è instaurato.

10) Cosa bolle nel pentolone, dell’inchiostro ma non solo? Progetti per il futuro?

Ho da poco terminato il mio terzo romanzo, dal titolo provvisorio “Città contro”. Lo scenario del romanzo è il mondo dell'immigrazione nel trevigiano, dove due omicidi danno il via a un vortice di indagini e di avvenimenti che porterà alla luce tutto il marcio che si annida nelle parole d'ordine dei sedicenti alfieri della sicurezza e della lotta all'immigrazione. E’ una sorta di sequel de “La gabbia criminale”, almeno sul piano di alcuni personaggi.
L’idea che ho in testa è di scrivere una trilogia che racconti nel bene e nel male l’ambiente sociale della provincia veneta, quello che ho iniziato a “scoprire” con “La gabbia criminale”.

Domande 10 e… lode… Alessandro per concludere puoi (devi!) porti da solo la domanda che preferisci.

Domanda: La scrittura per te rappresenta soltanto una parentesi nella tua vita?
Risposta: Certo che no. Con la scrittura ho davvero scoperto quello che voglio fare da grande.

Grazie Alessandro!

mercoledì 3 novembre 2010

5 NOVEMBRE ORE 18:00 LIBRERIA CANOVA DI TREVISO


“Era lì, nella stanza, a due centimetri dal viso, nera come la peste, ad alitarmi addosso, a sibilarmi frasi che non capisco, e le uniche parole che mi sembra di riconoscere sono: il fuoco…tu devi… Che cosa devo, Dio santo, che cosa, di quale fuoco stai parlando?”

martedì 26 ottobre 2010

Il primo commento sul romanzo!

Scritto da Claudia su aNobii


Alessandro Bastasi ha scritto un bel giallo che fino all’ultimo ti tiene in tensione, quella giusta attesa che ti fa godere la storia. 
Scrittura scorrevole, piacevolmente veloce e semplice, immediata. 
La storia di Alberto che, tornato ormai sessantenne alla casa della sua infanzia, ritrova persone e avvenimenti di quegli anni e soprattutto una storia da cui dipanare una matassa intricata ma che alla fine lo porterà alla verità ma anche al disgusto di una società che non cambia con gli anni. 
Ho fatto un tuffo nella mia infanzia, ritrovando in questo libro echi di giochi lontani, quando ancora potevamo giocare nei cortili o in strada…che emozione! 
Anche se questo libro mi è piaciuto, devo dire che il mio preferito rimane il precedente “la fossa comune” sempre scritto dal bravissimo Alessandro Bastasi.

venerdì 22 ottobre 2010

venerdì 20 agosto 2010

CITTA' CONTRO, terminato il nuovo noir

Ho finito il noir "Città contro", che ora passa alla fase di editing! Lo scenario del romanzo è il mondo dell'immigrazione nel trevigiano, tra imprenditori senza scrupoli, racket criminali, campi di migranti gestiti da ong generose ma sospettate, dalle istituzioni e dalla cittadinanza, di favorire il reato di clandestinità. Due omicidi daranno il via a un vortice di indagini e di avvenimenti che porterà alla luce tutto il marcio che si annida nelle parole d'ordine dei sedicenti alfieri della sicurezza e della lotta all'immigrazione.

Il romanzo vede in azione alcuni dei protagonisti del mio romanzo precedente, La gabbia criminale, del quale è una sorta di sequel: Alberto Sartini, insegnate di filosofia in pensione, sua sorella Giovanna, e la splendida moglie Valentina. Ma molti altri personaggi fanno qui la loro comparsa: il sostituto procuratore Giancarlo Conte, il commissario Antonio Gragnaniello, Moussa il senegalese, Betti, la ragazza di provincia catapultata in vicende più grandi di lei, Piero il barbone, Mihai il rumeno esperto di software, don Vittorio Ruffini, capo della ong Santa Maria Immacolata, Paolo Candiani, medico, Marco Federgnani e la sua impresa edile, e un mondo di comprimari a popolare il mosaico dei migranti, da Khalid il capovillaggio, a Selim, a Modibo, l'africano del Mali dal volto devastato a causa di un incendio.